Spazio Ilisso | Edina Altara. Una fantasia moderna
Descrizione
Sabato 7 novembre alle ore 11 il museo Spazio Ilisso inaugura Edina Altara. Una fantasia moderna, la più ampia e organica mostra finora dedicata all’artista.
Curata da Giuliana Altea, realizzata con il sostegno della Fondazione di Sardegna, la rassegna propone per la prima volta un percorso completo attraverso l’opera di Altara, restituendone la straordinaria versatilità e la capacità di coniugare pittura, illustrazione, moda e decorazione in una visione coerente e moderna.
Figura originale e ancora non pienamente riconosciuta nel panorama del Novecento, Edina Altara si distingue per una pratica artistica trasversale, che contraddice la tradizionale gerarchia tra arti maggiori e minori per mezzo di un linguaggio caratterizzato da un senso spiccato della decorazione e da un immaginario insieme colto e ingenuo.
A differenza delle numerose ma parziali rassegne finora dedicate all’artista – in genere circoscritte a nuclei ridotti di opere o a prospettive particolari – la mostra di Nuoro offre una lettura complessiva, fondata sugli studi più recenti, in particolare sul volume di Giuliana Altea Edina Altara. Pittrice, illustratrice, decoratrice (Ilisso, 2025), che ha contribuito a ridefinire in modo sostanziale il profilo di Altara nel contesto della cultura visiva del Novecento; ed è il risultato anche dell’appassionato lavoro di ricerca e raccolta di opere condotto in quasi vent’anni dal pronipote dell’artista, Federico Spano, cui va il sentito ringraziamento di Spazio Ilisso e della curatrice.
L’artista
Edina Altara (Sassari 1898-Lanusei 1983) si avvicina all’arte da autodidatta, attraverso i giochi infantili con la carta ritagliata. Esordisce a Milano, negli anni Dieci, con una produzione di collage e giocattoli in cartone di tema primitivista e di sapore vagamente cubofuturista che viene segnalata con entusiasmo dal giovane Raffaello Giolli e lodata da critici di primo piano come Margherita Sarfatti e l’allora segretario della Biennale di Venezia Vittorio Pica.
Dal 1918 comincia a dedicarsi all’illustrazione, pubblicando su riviste italiane quali Il Giornalino della Domenica, Cuor d’Oro, Il Balilla, La Donna e molte altre.
Dopo il matrimonio, nel 1922, con l’illustratore Vittorio Accornero (Max Ninon), avvia con lui un sodalizio professionale, pubblicando tavole e copertine a quattro mani sotto la firma “Edina e Ninon”.
Nel 1934 si separa da Accornero. L’ex marito le fa terra bruciata presso gli editori e le ditte per i quali lavorava; si reinventa allora come creatrice di moda e si dedica a una produzione di ceramiche di soggetto folkloristico.
A fine decennio riprende l’attività di illustratrice, collaborando a riviste di moda come Grazia, Per voi signora, Rakam. Pubblica articoli e disegni sulle riviste di Gio Ponti Bellezza e Stile, e nel dopoguerra avvia un’intensa collaborazione con l’architetto milanese, che le dedica diversi ritratti e ne presenta l’opera su Domus con calde parole di elogio. Altara crea arredi e specchi dipinti destinati a ornare i mobili, le navi e gli ambienti progettati da Ponti.
Negli ultimi anni, il rapido volgere del gusto, il progressivo declino delle sorti dell’illustrazione rispetto all’immagine fotografica e il definitivo divorzio tra design e artigianato determinano la graduale uscita di scena dell’artista, che tuttavia continuerà a lavorare fino all’ultimo, collaborando a pubblicazioni dell’editoria cattolica e trovando ancora spazi di libertà nella creazione di collage e assemblaggi in cui rivisita maliziosamente l’Ottocento (gli Interni vittoriani, 1960) e gioca col Kitsch dell’iconografia religiosa (gli Altarini, anni Sessanta).
L’opera di Edina Altara sembra rovesciare i presupposti della polemica modernista contro il decorativismo: per l’artista, infatti, l’ornamento non è un residuo arcaico né un’aggiunta superflua, ma una dimensione vitale del progetto, fonte di invenzione e di piacere visivo. L’esperienza di Altara dimostra come il decorativo possa essere un linguaggio contemporaneo, non in antitesi alla modernità ma capace di dialogare con essa.
A lungo marginalizzata dalla storiografia, la sua opera viene oggi riletta come uno snodo significativo per comprendere il ruolo delle arti applicate nella cultura visiva del Novecento e il contributo femminile alla ridefinizione dei linguaggi artistici.
Il percorso
A parte i giocattoli in cartone realizzati nella fase degli esordi (andati perduti a causa della loro estrema fragilità, ma documentati da foto d’epoca), tutti gli ambiti della produzione di Altara sono rappresentati nella mostra: i collage di carte colorate, geometrizzanti nel disegno e smaglianti di colore; i piatti e le mattonelle in ceramica creati per Lenci e altre ditte; le illustrazioni per riviste e i libri, realizzati sia individualmente che in coppia col marito Vittorio Accornero (recuperati quasi integralmente); le cartoline, le tavole pubblicitarie e i calendarietti profumati; i figurini di moda; i dipinti su tavola, su lavagna e su cristallo.
Elemento centrale e di grande rilievo è la presentazione, attraverso una serie di arredi e di pannelli dipinti dietro cristallo, della collaborazione intrecciata fra il 1945 e il 1954 con Gio Ponti, finora mai documentata in modo così esteso. Tra le opere esposte spicca la porta di casa Lucano a Milano (1951) – la “casa di fantasia”, capolavoro del Ponti più estroverso e decorativo, presentata dallo stesso Ponti su Domus come esempio emblematico di invenzione decorativa e libertà progettuale.
A testimonianza dello stretto legame con Ponti vengono esposte inoltre alcune delle lettere “disegnate” da lui spedite all’artista, e due ritratti di Altara, eseguiti dall’architetto.
Infine, attraverso una serie di foto che, scattate sotto la direzione di Altara, la ritraggono in fantasiose mises disegnate da lei stessa, la rassegna tocca il tema della costruzione dell’identità dell’artista come vivente incarnazione di un ideale di stile.
Seguendo la vicenda di Altara dal primitivismo degli esordi al déco, agli exploit decorativi degli anni Cinquanta, la mostra ripercorre alcune stagioni centrali delle arti applicate e del gusto italiani. Non si limita tuttavia a tracciare un’evoluzione stilistica, ma ricostruisce il percorso professionale di un’artista che ha saputo reinventarsi attraversando contesti storici differenti: dalla relativa apertura alla creatività femminile del primo Novecento, agli anni del regime fascista, che ridussero gli spazi di visibilità e autonomia per le donne, fino al secondo dopoguerra. In questa prospettiva, la rassegna offre anche importanti elementi di riflessione sul rapporto tra genere, lavoro artistico e trasformazioni culturali nel XX secolo.
Informazioni mostra
Date mostra: 7 novembre 2026 - 2 maggio 2027
Data e ora inaugurazione: 7 novembre 2026 ore 11
Luogo: SPAZIO ILISSO, via Brofferio 23, Nuoro
A cura di: Giuliana Altea
Progetto espositivo: Antonello Cuccu
Realizzazione allestimento: Artigianato & Design
Catalogo: Ilisso Edizioni
Orari: 10-19 (chiuso il mercoledì)
📞 Info: 0784 31551
📧 spazioilisso@spazioilisso.it
