Museo Man | il 2026: Nostalgia di futuro
Descrizione
Il futuro, così come lo abbiamo sognato e immaginato. Il futuro, visto dall’osservatorio del nostro passato, dall’entusiasmo degli anni del boom, dall’eccitazione della corsa allo spazio, dal desiderio di un mondo dove tutto fosse possibile, equo e condivisibile. Com’era il futuro visto dal passato? Com’è il futuro visto dal presente? Se i progressi scientifici del dopoguerra hanno generato la convinzione che l’innovazione in atto avrebbe risolto i problemi dell’umanità̀, le emergenze del nostro tempo deludono le aspettative, prospettando un avvenire più cupo rispetto agli scintillanti orizzonti interstellari di un tempo lontano. Una visione audace, figlia di una crescita senza precedenti, alimentò allora la certezza che il futuro sarebbe stato radioso. Negli anni della ricostruzione, un’utopia immaginifica e seducente generò un’estetica futuribile che si diffuse in tutti i campi della cultura e della società̀, salvo poi scontrarsi con l’aumento delle disuguaglianze economiche, con le emergenze ambientali, con la complessità̀ dell’integrazione della tecnologia nella vita quotidiana. In un’epoca segnata, oggi, da questa dolorosa “nostalgia di futuro”, divisa fra la naturale speranza di un domani e l’incapacità̀ di credere a un mondo migliore, il MAN propone una riflessione su ciò che il passato ci ha consegnato, in tema di valori e di ideali, e una nuova ipotesi di futuro che riscatti i drammi del nostro presente.
Mostre in corso fino al 1 marzo 2026
Franco Mazzucchelli_Blow Up
Franco Pinna_Sardegna a colori
Alfredo Casali_Isolitudine
Per la fine di un anno dedicato al tema delle isole, intese come dispositivo semantico, fonte di narrazioni, cosmologie, idealità e utopie, il MAN prosegue sino a primavera con i tre progetti monografici in corso: Franco Mazzucchelli - Blow Up, Franco Pinna – Sardegna a colori e Alfredo Casali – Isolitudine. Tre maestri per tre linguaggi differenti: l’installazione come arte pubblica, la fotografia di reportage e di documentazione etnografica, la “pittura-pittura” che affonda fra gli archetipi in una sintesi di elementi figurali. Tre mostre e un arcipelago di connessioni: partendo dal territorio, dal confine fisico dell’isola, si affonda in temi universali e si intrecciano l’identità del luogo, la memoria storica (nella fotografia straordinaria di Pinna), la trasfigurazione nella forma (di Casali) e la percezione dello spazio attraverso l’esperienza diretta dei sensi, del corpo, della partecipazione e del vivere la comunità oggi, così come ha presagito Mazzucchelli sin dai primi anni Sessanta del secolo scorso.
13 marzo – 14 giugno 2026
Pellizza e Ballero. La divina luce
a cura di Chiara Gatti, da un progetto di Rita Moro
con il contributo scientifico di Gabriella Belli e Antonello Cuccu
Una amicizia, un carteggio, una vocazione condivisa. Per il paesaggio, per la pittura, per la trascrizione dei moti della terra in palpiti di colore. Il progetto inedito, varato dal museo MAN, mira a ricostruire per la prima volta il lascito ideale che Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907), padre nobile del divisionismo italiano, consegnò ad Antonio Ballero (1864-1932), grande artista sardo che, a cavallo fra passato e progresso, traghettò una pittura intrisa ancora di istanze realiste verso i modi sperimentali del divisionismo, veicolando la cultura tardo romantica dominante nel panorama dell’isola in direzione di una ricerca scientifica sul colore sposata a una narrazione cangiante del percepito. Stringendo un legame affettuoso con Pellizza da Volpedo, interrotto dalla tragica morte di quest’ultimo, Antonio Ballero contribuì̀ fortemente ad aprire la Sardegna alle indagini su quel nuovo linguaggio della pittura e sulle teorie del colore “diviso”, protagonisti del dibattito acceso a livello nazionale e internazionale. Fu merito della lezione di Pellizza e dello scambio intellettuale che ne nacque, se Ballero giunse a ritagliarsi un ruolo da capofila nell’evoluzione della ricerca artistica sull’isola, entrata grazie a lui a pieno titolo nell’attualità̀ della querelle che si agitava in continente.
Utopia di futuro
“Le opere che sanno innalzare la dignità e la bellezza del lavoro semplice, e la vita del popolo, che le sanno santificare, e glorificare nei loro dolori e nelle loro gioie, sono quelle che precorrono la vera arte futura. Sorgeranno forse altre forme, ed altri geni dell'arte troveranno vie nuove e formule nuove per commuovere le masse, ma l'arte futura non sarà né mistica, né adulatrice, né volgarmente realista, essa conterrà l'umanità tutta intera, l'umanità che, ammaestrata dai dolori passati della vita, e glorificata dal lavoro libero e rimuneratore corre trionfante e vittoriosa nella grande via del progresso e della civiltà”. Lo slancio accalorato di Ballero in questa sua dichiarazione giovanile dovrà drammaticamente scontrarsi con le delusioni del mondo moderno e di un idealismo romantico affranto dalle logiche del potere e dello sfruttamento. Il disagio sociale che attraversò l’Italia a cavallo del secolo divenne allora lo stimolo per affrontare nuove rappresentazioni della vita quotidiana venate di iniquità, che le poetiche sociali dei maestri del divisionismo resero in immagini dal taglio impegnato e accusatorio, come nel caso dell’eccidio di Buggerru del 1904 avvenuto durante lo sciopero dei minatori e che, idealmente, si può̀ ricollegare al capolavoro di Pellizza, la marcia del Quarto Stato, manifesto di tutte le lotte per la conquista dei diritti all'alba della modernità̀.
13 marzo – maggio 2026
Project Room_Isola di MAN
Paolo Cavinato_Attraverso (working title)
Il progetto site-specific è un omaggio ideale a Pellizza da Volpedo, fra studi ottici e iconografie ricorrenti. L’artista mantovano inscena un "trapasso", l’attraversamento di uno spazio sinestetico, fatto di luci e suoni, di atmosfere che si modificano all'avanzare del fruitore nello spazio/tempo. Il fruitore percorre lentamente una sorta di corridoio, uno spazio altro, un diaframma fra visibile e invisibile.
Dapprima, scorge la propria immagine su una superficie specchiante, una sorta di soglia. Questa immagine svanisce gradualmente lasciando intravedere oltre una stanza luminosa, moltiplicata, giocata fra rifrazioni di specchi e riflessi d'acqua; onde e cerchi, giochi di luce avvolgono il corpo come se stesse attraversando una soluzione liquida. Dopo qualche secondo, anche questa stanza svanisce pacatamente, lasciando emergere, sempre più in là, un andito, un varco infinito.
Una sonorizzazione inedita completerà il viaggio nel vuoto, inteso quale luogo denso di significato, di tempo rappreso, di attesa e desiderio. Durante le varie metamorfosi, il suono accompagna e dilata le dissoluzioni e le apparizioni, prima del sé, poi degli spazi interni e pneumatici, mettendo in relazione la propria immagine con una parvenza impalpabile, immateriale.
E tante altre novità: https://www.museoman.it/
