Goffredo Guiso

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Nuoro, 1924 - 1983

L’intuito, l’innovazione e l’originalità erano evidentemente di casa nella famiglia di Goffredo Guiso. Suo nonno Battista aveva avuto il coraggio di aprire una pasticceria nel bel mezzo di una località “aspra” come la Nuoro di fine Ottocento, che ancora faticava, per la parte maggiore, a mettere insieme i pasti principali. Suo padre Sebastiano, a propria volta, dopo avere studiato all’Accademia di Brera, aveva fondato in città il primo studio fotografico professionale, che dal 1909 era divenuto punto di riferimento per il capoluogo e tutta la Barbagia. E anche a lui, che fin da bambino aveva preso a trafficare negli ambienti di posa e nella camera oscura, non avrebbero fatto difetto né lo spirito imprenditoriale né il tocco magico dell’artista capace di lasciare la propria firma a ogni scatto dell’otturatore.

L’apprendistato “domestico” degli anni della seconda guerra mondiale, trascorsi a ritoccare le stampe paterne in bianco e nero con pennellate di colore ad hoc, si sarebbe evoluto presto in una gestione autonoma dell’attività; questo anche come conseguenza della grave malattia degenerativa che colpì il genitore nel 1944, e che ne comportò la morte appena un decennio più tardi. Questo passaggio di consegne obbligato, ad ogni modo, sarebbe stato all’insegna della continuità pur nella differenza stilistica: se fino a tutti gli anni Quaranta le famiglie di Nuoro e provincia si erano rivolte allo studio Guiso per una posa ufficiale, di uso privato o civile, nei decenni successivi i singoli individui sarebbero andati da Goffredo per ammirare grazie a lui una nuova versione di se stessi, una rielaborazione estetica della propria fisionomia: in altre parole, per concedersi a un ritratto artistico. Curioso destino, questo, per un fotografo che tra il 1952 e il 1953 aveva dovuto schedare in modo quasi segnaletico i giovani chiamati alla visita di leva nei distretti di Oristano, Macomer e, ovviamente, Nuoro e il suo circondario. O forse non troppo bizzarro, a ben vedere, dal momento che proprio in quel decennio, nell’anticamera degli anni dorati del boom economico, avrebbe parallelamente messo a punto una versione nuova della ritrattistica targata “Guiso”, percorrendo un’altra via rispetto alla sobria fissità della maniera paterna, e che attraverso gli scenari seducenti del sogno conduceva direttamente alle “stelle”: quelle dei fotoromanzi, del cinema e della televisione.

Se si eccettua la collaborazione, nel 1971, alla rivista illustrata della Sardegna dal titolo “Frontiera” – pubblicata a cadenza mensile e diretta (1968-1976) dal pittore e incisore Remo Branca, allora Preside dell’Istituto Magistrale di Nuoro –, il percorso artistico di Guiso proseguì coerente nell’esplorazione di quell’unico territorio – il volto umano – ritenuto non meno misterioso e affascinante rispetto a quei paesaggi dell’agro barbaricino che il padre, tra i primi, aveva attraversato nella prima metà del secolo con l’amico Piero Pirari (reporter anche lui, ma per diletto). Il volto della moglie Andreina, innanzitutto, sposata nel 1950 e da allora sua prima modella oltre che aiutante. E poi i visi di bimbi e di vecchi, di giovanotti e di fanciulle in fiore, di “indigeni” della Barbagia come anche di stranieri e “avventurieri” di passaggio. Individui pronti a diventare personaggi, a farsi abbigliare, truccare, pettinare in base alla creatività del fotografo, e secondo modalità e stili che fanno scorrere di fronte agli occhi l’avvicendarsi dei decenni: la compostezza classica degli anni Cinquanta, il brio dei Sessanta, la trasgressione dei Settanta. Ritratti tutti parimenti intensi, e sempre portatori di significati ulteriori rispetto alla mera corrispondenza dell’identità, spesso a dispetto della frivolezza delle pose e degli orpelli: istantanee in cui può capitare che la visione del matto non metta affatto allegria, quella dei circensi immalinconisca e quella degli infanti non rassicuri.

Anche nei casi in cui i soggetti indossano gli abiti tradizionali – individui magari invitati a posare in studio in coincidenza con la festa del Redentore, occasione di confluenza in città di gruppi folk da tutta l’isola – Goffredo Guiso dimostra di possedere una nota pittorica e drammatica successiva a quella meramente documentaria del padre: così è nella foto in cui una donna non più giovane è intenta ad allattare un neonato mentre lo sguardo, assorto, è come altrove, e la fronte le si infittisce diprofonde rughe d’espressione; così è nelle giovinette con le bende avvolte a incorniciare i visi sorridenti, e con i veli bianchi inamidati a fare da aureola ricamata; così è, ancora, nella serie in cui una stessa ragazza, accovacciata sul pavimento con la sottana dispiegata per intero, viene ripresa da più angolazioni perché la vista possa godere al meglio della bellezza della grande ruota plissettata.

Il ricordo dell’opera di Goffredo Guiso passò non solo attraverso il vasto riconoscimento della clientela diretta e di quel pubblico che con ammirazione si radunava quotidianamente di fronte alla vetrina del negozio per contemplare i risultati dei vari set. Nel corso degli anni, difatti, si susseguirono anche i plausi ufficiali: come la medaglia d’argento conferitagli nel 1964 dal Circolo Fotografico Milanese per la XVI mostra FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche); il primo premio vinto nel 1974 alla mostra fotografica indetta dalla Proloco di Macomer; e ancora la menzione speciale, con annessa medaglia d’argento, ottenuta tra il 1978 e il 1979 in seguito alla partecipazione al secondo concorso fotografico dell’Avis. Un risultato, quest’ultimo, reso ancora più memorabile dal fatto che a presiedere la giuria vi fosse il pittore nuorese Salvatore Pirisi, i cui dipinti, proprio in quegli anni, Guiso aveva preso a riprodurre fotograficamente insieme a quelli di altri pittori di Nuoro (Giovanni Ciusa Romagna, Francesca Devoto, Antonio Ruiu) e provincia (Carmelo Floris).

 

Bibliografia essenziale

  • M. BITTAU, Vecchi segreti dei fotografi Guiso. Il racconto di Andreina, ultima custode di una generazione, in “La Nuova Sardegna”, 1 luglio 2001;
  • A. B, Tornano alla luce i grandi ritratti di Goffredo Guiso, in “La Nuova Sardegna”, 19 novembre 2005;
  • I miei ritratti. Goffredo Guiso, testi di Carla Frogheri, Nuoro, Associazione Culturale Traccas, 2005;
  • AA. VV., La fotografia in Sardegna. Lo sguardo esterno. Gli anni del dopoguerra, Nuoro, ILISSO, 2009;
  • AA. VV., La fotografia in Sardegna. Lo sguardo esterno. 1960-1980, Nuoro, ILISSO, 2010

 

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